Un processo del 1687


Steigen Kirke (Nordland)

Steigen Kirke (Nordland)

Uno dei documenti più strani nella storia della giurisprudenza norvegese risale al 1600 ed è stato trascritto da Arent Hartvigsen (nato nel 1654), parroco di Steigen dal 1676 e venti anni dopo prete di Salten. Morì scapolo e nullatenente il 13 febbraio 1744.

Il manoscritto originale si trova nella Biblioteca Reale di Copenaghen ed è datato: canonica di Laskestad, 29 dicembre 1687.

Il resoconto di Hartvigsen comincia con la presentazione degli ultimi proprietari della tenuta di Skålvoll, i coniugi Lars Olsen e Ane Olsdatter, entrambi deceduti nel 1685 e del servo Nils Jenssøn che ottenne l’anno prima l’incarico di coltivare la terra e che in seguito si sposò con Synnøve Andersdatter: “Entrambe persone a modo, timorate di Dio e i migliori proprietari della tenuta”. Subito dopo essersi trasferiti, notarono che durante la notte si verificavano piccoli furti e pensarono che fosse colpa del folletto della casa. Nils tenne nascosto questi fatti per un po’ di tempo, ma un anno dopo (1686) le cose peggiorarono: udivano colpi alla pareti e per terra, stoviglie muoversi. Si spaventarono al punto che Nils andò dal parroco per chiedere aiuto. Quest’ultimo – che era Hartvigsen – promise che avrebbe dormito da loro la domenica successiva dopo aver terminato le funzioni in chiesa. Hartvigsen arrivò dunque come stabilito verso il tramonto: “l’ora in cui gli spettri cominciano a muoversi”, ma dopo tre ore di attesa non notarono nulla di strano. Mentre stavano per sedersi a tavola per la cena, sentirono un forte colpo provenire dal cortile. Si precipitarono subito a vedere cosa fosse, ma i rumori sembravano allontanarsi e rimasero così per un po’, infine rientrarono per terminare la cena e recitare i salmi serali. Quando giunse l’ora di andare a dormire, i rumori ripresero così forti e con una tale intensità « che sembrava come se la casa dovesse crollare da un momento all’altro e che quel fracasso sarebbe dovuto durare per tutta la notte ».

Nils voleva scappare dalla casa, ma il prete lo incoraggiò conla Paroladel Signore dicendogli di confidare nella fede e trovare forza nella preghiera. Nei quattordici giorni successivi non avvennero più di simili fenomeni e i padroni di casa ringraziarono il Signore. Ma al quindicesimo giorno, ecco ritornare i rumori, e non solo… le finestre sbattevano e tremavano, sassi piombavano dal nulla e sulle pareti si sentivano fruscii e grattar di unghie come se gli spettri avessero gli artigli. Le cose peggioravano durante la recita dei salmi e le domeniche dopo la messa. Gli “incidenti” sovrannaturali cominciarono a susseguirsi precipitosamente, uno dopo l’altro sempre più frequentemente. Nella sala da pranzo vi erano due secchi, di quelli che si usano per dipingere, ma nessuno nella fattoria riusciva più a dipingere uno steccato perché appena ci provavano venivano colpiti da una intensa sassaiola, senza esserne fortunatamente feriti. Hartvigsen promise che sarebbe tornato di nuovo da Nils Jenssøn, ma per un motivo o per un altro fu sempre ostacolato, finché un giorno riuscì a tornare alla fattoria. Appena entrò nel cortile fu assalito da una sassaiola, e poi si sentì urlare: « “Mamma Nille! Mamma Nille!” ( NB: una ragazza di nome Nille Jensdatter era stata a servizio dei precedenti padroni e per 3-4 anni aveva prestato servizio anche presso i nuovi prima di licenziarsi per andare a servizio da un uomo in una fattoria a mezzo miglio da lì). Il parroco chiese: “Cosa vuoi? Cosa vuoi da mamma Nille?”

Risposta: “Voglio ciucciare, voglio la poppata”

Hartvigsen: “Sei nato qui?”

Risposta: “Sì”

H: “Chi è tuo padre?”

Risposta: “Mads Titting”

(NB: era il proprietario della fattoria prima dei due precedenti proprietari anziani e morì improvvisamente).

H. chiese ancora: “Chi è tua madre?”

Risposta: “Mamma Nille”

H: “Che ne ha fatto di te, quando sei nato?”

Risposta: “Mi ha ucciso”

H: “Come ti ha ucciso?”

Risposta: “Mi ha soffocato con il suo fazzoletto”

H: “Che ne ha fatto del tuo corpo?”

Risposta: “Mi ha sepolto sotto Brantzhelleren” (NB: Branzhelleren è un rilievo sassoso a ovest della fattoria).

Il padrone di casa rimase sconvolto nell’ascoltare ciò e andò a chiamare i suoi vicini: Joen Kirkebygger, Olsen Schielsstad e Peder Stoby, presso i quali la stessa Nille aveva lavorato, e anche loro udirono le stesse parole. Peder Stoby chiese: “ Da dove ci stai spiando?”. Ma non ebbe risposta. Per un paio di giorni non accadde nulla, poi si udì nuovamente la voce del bambino urlare: “Mamma Nille! Dammi da mangiare”. Il padrone di casa rispose: “Che cosa vuoi mangiare?”

Risposta: “Ai bambini piacciono le salsicce”.

Un’altra volta, mentre erano tutti seduti a pranzo, sentirono di nuovo urlare: “Datemi da mangiare!”

Padrone di casa: “Ti darò un pezzo di pane, piccolo ingordo”. E così fece.

Risposta: “Che me ne faccio del pane secco? Ai bambini piccoli non piace il pane secco senza companatico”. L’uomo allora pose a fianco al tozzo di pane una noce di burro ed entrambi sparirono subito nel nulla.

Dopo che tutto ciò fu raccontato al parroco, questi fece chiamare la domestica Nille per interrogarla e scoprire se rivelasse la sua colpa. Ma quando le chiese di fare il giuramento sulla Bibbia, fu come se perse la parola e ammutolì. Le disse dunque di recarsi alla fattoria Skålvoll tre giorni dopo, vale a dire il 16 novembre.

Quel giorno, dopo il salmo della sera, il prete le chiese di confessare, ma lei era così commossa e rifiutò di rispondere nella stanza solitaria; allora uscirono nel cortile e lì ammise pubblicamente la sua colpa: quattordici anni prima aveva ucciso suo figlio. Il prete la consolò, dicendo che la Graziadi Dio era più grande e più potente del suo peccato e che sarebbe stata perdonata dinanzi a lui perché si era pentita.

Ma il mattino seguente, lo spettro ritornò a bussare, graffiare le pareti e lanciare pietre. Il prete chiese a Nille di uscire e andare a dipingere lo steccato, lui le sarebbe rimasto a fianco con una candela accesa in mano dietro la porta chiusa. Ma la porta fu all’improvviso spalancata e ci fu una violenta colluttazione tra lo spettro e il prete. Lottarono entrambi picchiandosi con un bastone: ben nove testimoni assistettero alla “lotta” tra il prete e lo spirito maligno che durò fino all’alba, quando uscirono dalla casa e continuarono nel cortile. In quello stesso istante si udì l’ululato di due cani e una voce urlare: “Mamma Nille!” il prete domandò: “Cosa vuoi da lei?”

Risposta: “Voglio farla a pezzi!”

Prete: “Sei un’anima di Dio?”

Risposta: “No!”

Prete: “Chi è tuo padre?”

Risposta: “Mads Titting”

Prete: “Chi è tua madre?”

Risposta: “Mamma Nille”

Prete: “Quando ti ha partorito?”

Risposta: “Quattordici anni fa”

Prete: “Che ne ha fatto di te?”

Risposta: “Mi ha ucciso con il suo fazzoletto”

Prete: “Dove ti ha sepolto?”

Risposta: “A Brantzhelleren”

Prete: “Allora domani andrò a prendere le tue ossa”

Risposta: “Non mi troverai”

Prete: “Non troverò i tuoi resti?”

Risposta: “Voglio picchiare Mamma Nille”

Prete: “Perché non troverò le tue ossa?”

Risposta: “Perché si trovano in fondo al mare”

Prete: “Come fanno a trovarsi lì?”

Risposta: “Mamma Nille mi ha gettato in mare dal promontorio, in quell’occasione le ho strappato un occhio dopo averla perseguitata per 14 giorni”.

Quello che aveva appena raccontato lo spettro si provò essere vero, perché in quegli stessi giorni Nille aveva perso un occhio e per 14 giorni rimase a letto delirante. Poi pensò che per liberarsi del fardello, doveva recuperare le ossa e gettarle in mare, come fece. Allora il prete chiese a Nille: “Ti riconosci colpevole in tutto quello di cui sei accusata?”, e lei rispose: “Sì, Dio sa che è la sacrosanta verità!”. Il prete le chiese se desiderava parlare lei stessa con lo spirito del figlio e lei subito disse: “Figlio, figlio mio, cosa vuoi da me?”

Risposta: “Mamma Nille è qui?”

Madre: “Non mentirmi”

Risposta: “Baciami…”

Prete: “Nille, ora sai che Dio non vuole che la tua colpa rimanga nascosta, pentiti in nome di Gesù”. Lei rispose: “Se sono colpevole, allora merito la morte e scontare la mia pena”. Lo spettro rispose: “Mettetela in catene”.

Prete: “Non accadrà: lei ha confessato il suo peccato e Gesù, il figlio di Dio, che ci ha liberato dai peccati versando il suo prezioso sangue per noi, non la lascerà senza la sua Grazia e misericordia, perciò tu, spirito maligno, non otterrai ciò che desideri e non riuscirai a portarla alla disperazione, bensì con l’aiuto di Dio, morirà come una figlia di Dio”

Risposta: “Per oggi non parlo più”. Ma la donna si alzò e porse del cibo allo spettro, che le disse: “Dammi la zuppa”.

Prete: “Il tuo cibo è all’inferno!, Sparisci subito, vattene, qui non hai più nulla da ordinare!”

Risposta: “Ah no!, ma quando lei morirà, la seguirai anche lì? Ahhaaahhah!”

Dopo questo evento, lo spettro non si fece più sentire. Nille accompagnò il prete in barca fino a Leines, dove alla sua presenza e quella del tribunale, si costituì. Dopo venne portata dal giudice e in carcere in attesa di giudizio. Tuttavia, di tanto in tanto lo spettro si faceva risentire alla fattoria di Nils Jenssøn. Una volta chiamò la figlioletta di Nils: “Elisabeth, vieni qui! Voglio regalarti un gioco. Se non fosse per mia madre, che mi ha ucciso – avrei potuto giocare come fai tu e sarei potuto diventare grande!”.

Un’altra volta lo sentirono dire: “Voglio vedere il sangue di mia madre quando la giustizieranno”.

Infine, Nille Jensdatter fu condannata a morte dal giudice Christian Kruuse, il quale fu anche testimone di una delle apparizioni dello spettro mentre si recava a Skålvoll per lo svolgimento delle sue funzioni. Quando uscì dalla fattoria sentì il mugolare di un bambino che poteva avere circa sei mesi.

Il 16 dicembre 1687, Nille Jensdatter fu giustiziata. Un paio di giorni prima dell’esecuzione, la donna vide lo spettro assumere sembianze umane, quelle di un uomo, alto e magro, che sembrava molto più alto della casa stessa. La notte prima dell’esecuzione vide lo stesso uomo a cavallo vagabondare intorno al patibolo. La donna andò incontro alla morte sul patibolo pronta, salda nella fede e con la gravità del penitente.

Dopo l’esecuzione, il fantasma scomparve per dieci giorni e non se ne sentì più parlare. Ma poi, un giorno decise di ricomparire e rivelare i misfatti e i crimini commessi in quel luogo dichiarando che non se ne sarebbe andato se prima non fosse stato vendicato tutto il sangue versato. Hartvigsen conclude: “Di tutto quanto egli abbia rivelato, meriterebbe di essere qui riportato, ma infine io riferisco solo ciò di cui sono stato testimone, che ho visto e udito con i miei occhi e le mie orecchie. Che il Signore mi aiuti” ».

È a dir poco uno strano processo e uno strano modo di indurre alla confessione: lo spettro giustiziere. I dubbi sono leciti: era necessario che il parroco facesse leva sulla superstizione popolare per minacciare e spingere la donna a confessare un omicidio di cui lui e molti altri nel villaggio sospettavano? Il documento depositato in tribunale era una difesa sul modo in cui egli stesso aveva condotto la vicenda dal momento che era stato interpellato dagli abitanti della fattoria?

La risposta all’enigma non la sapremo mai.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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