Strumenti e musica tradizionale norvegese

La Norvegia è un paese ricco di tradizioni musicali popolari, dove per musica popolare si intende una musica che resiste al passaggio del tempo, viva e vegeta, nonostante non sia mai stata trascritta. La musica popolare è inoltre strettamente legata all’utilizzo di particolari strumenti musicali. La musica popolare norvegese può essere divisa in due categorie: strumentale e vocale.

Musica strumentale norvegese

Con il termine Slåttar (dal verbo “å slå” che significa colpire o tamburellare) si indica la musica tipica delle danze popolari norvegesi. La definizione si è ampliata fino a comprendere anche danze più “recenti”, introdotte in Norvegia nella seconda metà dell’800. Si conoscono in Norvegia circa 300 brani musicali di questo tipo, tutti suonati per violino dell’Hardanger.

Con il termine “Rammeslåttar” si indica, invece, quei brani musicali per violino che in certe occasioni potevano indurre uno stato di trance nei suonatori e in chi li ascoltava (per semplificare con qualcosa di simile nella tradizione italiana, basti pensare alla “Taranta” e ai tarantolati).

Non tutta la musica che si suona è da ballo: è il caso dei Lydarslåttar, musica da ascolto. È una forma musicale più impegnativa di quella ballabile. Il primo esecutore di questa forma musicale fu Torgeir Augundsson, alias Myllarguten. Le arie dei vari slåttar prendono il nome dai musicisti che le hanno composte o da qualche aneddoto, mito o leggenda che gli stessi brani contribuiscono ad alimentare e perpetuare nel tempo. Per esempio, si narra che una volta, mentre Myllargutten suonava un lydarslåttar, un uomo fu preso da un’agitazione tale da correre verso di lui e mordergli una spalla; per questo motivo quel brano si chiama oggi “Akslebeten” (Il morso di Aksel). In realtà, non tutte le storie sono vere, anche se sono plausibili e molte raccontano di troll, ninfe dei boschi e nøkk.

Le danze popolari norvegesi

Le danze popolari norvegesi sono balli di gruppo, danze di coppia, anche se esistono alcune danze che si ballano da soli, per esempio quella di Halling. La Norvegia è uno dei pochi paesi in cui è possibile trovare ancora danze autenticamente autoctone e senza influenze da altre culture. Le melodie per danze possono suddividersi in due tipi: a due tempi e a tre tempi. Il violino di Hardanger è di solito utilizzato per quattro principali tipi di danze: gangar, springar, danza di Halling e rull.

Springar

La Springar (che si potrebbe paragonare – impropriamente – a una specie di “salterello”) è una danza popolare in ¾, molto frequente in Norvegia, con varianti in ogni regione.

Gangar

La Gangar, una danza in 6/8 o 2/4, un andantino solenne e tranquillo che si balla di solito in coppie, ma può anche essere ballata da soli. Le regioni in cui si balla oggi il Gangar sono il Setesdal e Telemark.

Ecco un esempio di danza di “corteggiamento”:

Halling

Oltre ai walzer, polke e mazurche, esiste una danza tipicamente norvegese che si chiama Halling, tutto basato sull’improvvisazione. In questo ballo si possono improvvisare sia i passi che la musica. Il momento culminante arriva quando il ballerino salta tentando di scalciare il cappello che una ragazza tiene in cima a un bastone. È una danza in 2/4, si balla di solito da soli, ma può anche essere ballata in gruppo. Il nome viene da Hallingdal, la regione dove questa danza era particolarmente popolare.

Vale la pena gustare anche il sottostante esempio di Hallingdans “acrobatica”: il ballerino Hallgrim Hansegård è stato campione per tre anni consecutivi (2012-2013-2014) di Hallingdans al campionato nazionale di Landskappleiken. Il violino di Hardanger è suonato, in questa occasione, da Jan Beitohaugen Granli e il brano suonato è «Kjerringè i snødrevè», la ragazza che regge il cappello si chiama Ragnhild Hemsing.

In realtà, walzer, polke e mazurche non rientrano propriamente nella categoria delle danze popolari, bensì in quella delle danze tradizionali o gammeldans. In Norvegia sono diffuse scuole di gammeldans dove, però, difficilmente si apprendono anche le danze popolari che continuano a vivere, invece, grazie al contributo dei gruppi folkloristici locali, come quelli fondati da Hansegård.

Quali sono gli strumenti musicali popolari norvegesi

Tra i principali e più rappresentativi strumenti della musica popolare norvegese si annovera l’Hardangerfele o violino di Hardanger, considerato a ragione lo strumento di identità nazionale (al pari dei maglioni norvegesi).

In tutto simile al violino, si differenzia da quest’ultimo per diversi elementi: la tavola è fatta in modo che il quadrilatero tra i fori armonici sia posizionato un po’ più in alto che nei violini normali, e i fori sono molto più grandi. Il ponticello è meno arcuato, cosa che facilita il sollecitamento di più corde contemporaneamente. Il musicista suona quasi sempre due corde insieme, ne deriva uno stile a bordone tipico di questo strumento. Il violino dell’Hardanger ha 4 o 5 corde di “simpatia”, che funzionano come corde di risonanza e sono di solito accordate nella tonalità della melodia da suonare. Il violino è generalmente decorato con motivi floreali, e la cassetta dei piroli termina con una testa di leone o di drago. La tastiera è più piatta e con decorazioni in madreperla. Il violino dell’Hardanger può essere accordato in 29 maniere diverse. Il musicista più influente nel modo di suonare il violino dell’Hardanger è stato nel secolo scorso Torgeir Augundsson, meglio conosciuto come Myllarguten.

Il violino normale

È la tipologia di violino più usata nella Norvegia orientale e settentrionale, dove il violino di Hardanger non è molto diffuso. I brani sono normalmente suonati in 4/4, quindi in modo diverso rispetto al violino dell’Hardanger. Le due tradizioni musicali sono infatti rimaste distinte. Per quanto riguarda i musicisti che a livello interpretativo si sono posti come “caposcuola” al pari di Myllarguten per il violino di Hardanger, non ve ne sono di particolar nota, ad eccezione di Loms Jakup che ha esercitato una certa influenza di stile.

Scacciapensieri

In uso da secoli, lo scacciapensieri è uno dei pochissimi strumenti al mondo in grado di emettere note armoniche naturali in una scala sufficientemente ampia da consentire di comporre una melodia. La Norvegia è uno dei pochi paesi in cui questo strumento viene usato per suonare la melodia, a differenza degli altri paesi in cui viene utilizzato come strumento ritmico. Lo scacciapensieri veniva un tempo chiamato il “violino del poveretto” perché era suonato da chi non poteva permettersi di comprare un violino. È uno strumento difficile da classificare perché è sia uno strumento a fiato, che a corde che a percussione, per suonarlo servono fiato, labbra e dita. Bjorgulf Straume è uno dei più noti musicisti contemporanei di scacciapensieri.

In questo video si esegue un’autentica danza di matrimonio del Valdres, nota anche con il nome di “Bonde – danza contadina”. La musica è esclusivamente suonata con lo scacciapensieri, suonato in questa occasione da Jan Beitohaugen Granli. I ballerini sono Ragnhild Hemsing e Hallgrim Hansegård (il ballerino dell’Hallingdans e fondatore del gruppo folkloristico Frikar). Gli abiti tradizionali sono autentici.

Il dulcimer norvegese

Dulcimer norvegese

Si tratta probabilmente del più antico strumento a corde ancora vivo nella tradizione popolare. Il dulcimer è composto da una cassa lunga e stretta senza manico, con una corda di melodia e diverse corde di accompagnamento che producono un’armonia fissa. Si suona con un plettro. La posizione dei tasti sui dulcimer antichi lascia presumere che la scala musicale era diversa da quella poi entrata in uso nella musica europea, a testimonianza della sua lontana origine. La tradizione di questo strumento è rimasta ininterrottamente viva solo nella regione di Valdres, ma è ora stata ripresa anche in altri luoghi. Molti brani che ora si suonano con il violino dell’Hardanger erano originariamente scritti per dulcimer.

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I tamburi

Il tamburo è lo strumento dei Lapponi: si trattava di uno strumento sacro che gli sciamani utilizzavano nelle cerimonie religiose. Nel resto della Norvegia, il tamburo scomparve quasi completamente anche in quei luoghi in cui anticamente era adoperato nei riti nuziali. Il suo utilizzo si era infatti spostato verso il Mare del Nord, e solo recentemente le ricerche stanno riportando alla luce l’impiego di uno strumento tradizionale antichissimo

Il corno d’ariete, la lura e altri strumenti a fiato

Lura

Tra i più antichi strumenti popolari norvegesi troviamo il corno d’ariete, la lura (un tipo di tromba in legno) e il piffero di salice. I primi due in origine non erano affatto strumenti musicali, ma richiami usati negli alpeggi di montagna. Con il loro suono potente spaventavano gli animali da preda e allo stesso tempo chiamavano a raccolta il bestiame. Per i corni d’ariete si usavano le corna di questo animale, dopo averne rimosso il midollo. A volte si facevano dei buchi, come nei flauti per variare le modulazioni e l’intensità dei richiami.

 

 

 

Fonte:  uno studio della ricercatrice Kirsten Haaland e il testo di Gurvin, Olav. 1958. „Hardingfela. In Hardingfeleslåttar”, ed. Olav Gurvin. Norsk Folkemusikk, ser. 1 vol I. Oslo: Universitetsforslaget.

Il VIOLINO DI HARDANGER

hardingfele1Il violino di Hardanger (in norvegese hardingfele o hardangerfele) è un caratteristico violino appartenente alla tradizione musicale norvegese e diffuso soprattutto nella zona meridionale e occidentale della Norvegia – già nel XVII secolo – e di cui è originario (prende il nome, infatti, dalla zona Hardanger nell’Hordaland). Si distingue dal violino comune per la presenza di alcune corde di risonanza (2 nei modelli originari, 4 o 5 nelle versioni “moderne”)  che, disposte sotto la tastiera, risuonano per “simpatia”. Ulteriore elemento distintivo del violino di Hardanger è la particolare decorazione con motivi floreali e intarsi. L’hardingfele si compone di un ponticello e una tastiera più piatti del normale violino e viene suonato, spesso per repertori di danze tradizionali (halling, gangar, springar, pols,…), con almeno 29 tipi di accordature diverse.

hardingfele2L’Hardangerfele è il più antico strumento conosciuto, risalente al 1660 circa (il più antico è del 1651), che si differenzia per la forma allungata, il taglio dei fori e i caratteristici elementi decorativi presenti sull’intaglio del cavigliere, la tastiera con inserimenti in madreperla e la cordiera, e una decorazione a china della cassa. La cassetta dei piroli termina con una testa di leone o di drago. Dopo la seconda metà dell’800 il violino di Hardanger assume in forma definitiva il profilo del modello del violino Guarneri (ad eccezione degli spessori dei legni). Lo strumento si suona solamente “in prima posizione” cioè utilizzando solo le note ottenibili tenendo la mano vicino al capotasto, utilizzando le corde più basse come bordone di accompagnamento per cadenzare le musiche da ballo.

hardingfeleloeve3Il suo utilizzo in contesti religiosi è sempre stato molto vario e a tratti ostile. Nel ‘700 si riteneva che lo strumento – legato al mondo della danza e delle manifestazioni festose di probabile origine pagana – fosse il frutto dell’opera del demonio e chi lo suonava poteva impazzire e perdere la testa. Molti violini di Hardanger subirono una vera e propria persecuzione, fino al XIX secolo furono bruciati e distrutti per assicurare la salvezza dell’anima. Nonostante il travagliato passato, l’Hardangerfele è riconosciuto come lo strumento musicale nazionale. Il musicista che ha maggiormente influenzato il modo di suonare il violino dell’Hardanger è stato – nel secolo scorso – Torgeir Augundson, meglio conosciuto come Myllarguten.

Il violino di Hardanger e la religione: tra mito e superstizione

Il violino di Hardanger ha una lunga storia intrecciata con la Chiesa cristiana. La leggenda vuole che il primo artigiano che realizzò questo violino si chiamava Isak Botnen, il quale aveva imparato l’arte liutaia proprio dal maestro di scuola e influente rappresentante ecclesiastico Lars Klark, mentre l’arte decorativa fu appresa dal pastore luterano Dedrik Muus.

Nonostante ciò, si diffuse la convinzione che l’Hardangerfele fosse associato al diavolo e che molti abili musicisti di questo strumento avessero imparato la tecnica proprio dal demonio. Si riteneva, inoltre, che fosse uno strumento “peccaminoso” perché incoraggiava o ispirava costumi poco morali come il ballo sfrenato, il bere e le risse. Fino al XX° secolo, in Norvegia e in gran parte dell’Europa era proibito suonare il violino di Hardanger all’interno delle chiese. Nonostante le proibizioni e le persecuzioni, molti musicisti dell’Hardangerfele riuscirono a diffondere la propria arte e mantenere intatte le tradizioni musicali popolari: i primi musicisti a poter suonare lo strumento in chiesa furono nel 1920 Johannes Dhale da Tinn e Gjermund Haugen da Notodden.

 Annbjørn Lien

Annbjørn Lien

Il “riscatto” del violino di Hardanger arriva quando la famosa violinista Annbjørg Lien – dopo aver fatto esperienza di pregiudizi e discriminazioni – si esibì in un concerto in chiesa con l’organista Iver Kleive. L’esperienza portò successivamente alla realizzazione di un album tanto raro quanto prezioso dal titolo “Rosa i Botnen” di Knut Hamre e Benedicte Maurseth dove i musicisti si esibiscono suonando il più antico violino di Hardanger esistente accompagnato dal più antico organo a canne presenti sul territorio Norvegese che si trova all’interno di una chiesa del XVIII secolo.

Mentre l’uso del violino di Hardanger nei contesti religiosi è ancora un tasto sensibile in Norvegia, i musicisti di questo strumento si esibiscono indifferentemente in tutto il mondo, suonando dentro e fuori dalle chiese e nelle occasioni più diverse, inclusi i matrimoni.

Chi sono i principali musicisti del violino di Hardanger

Alexander Rybak (nato il 13 maggio 1986)

Tra i più abili musicisti norvegesi di questo strumento tradizionale e dal timbro distintivo si annoverano sia uomini che donne come Anne Hytta, Lillebjørn Nilsen, Hallvard T. Bjørgum, Torleiv H. Bjørgum, Sven Nyhus, Per Anders Buen Garnås, Knut Buen, Hauk Buen, Kristiane Lund, Olav Jørgen Hegge, Vidar Lande, Alexander Rybak (vincitore dell’Eurovision song contest nel 2009), la già citata Annbjørg Lien, Myllargutten (ovvero Torgjei Augundsson), Anders Hagen, Elizabeth Weis Nord, Lars Fykerud, Lars Jensen, Nils Økland.

Si ricordano anche la musicista inglese di cornamusa e violino – originaria della regione del Northumbria – Kathryn Tickell, i violinisti irlandesi Caoimhín Ó Raghallaigh e Mairéad Ní Mhaonaigh, e i musicisti americani Loretta Kelley, Bill Boyd, Andrea Een, Karin Loberg Code, Toby Weinberg, Dan Trueman, Karen Solgard, Mariel Vandersteel, e Kris Yenney.

Nel marzo del 2010, Olav Luksengård Mjelva ha vinto il prestigioso Spellemannprisen  (l’equivalente norvegese dei Grammy Awards) per la categoria Musica popolare e tradizionale per l’album “Fele/Hardingfele, Røros/Hallingdal”.

Impiego del violino di Hardanger nel cinema

Nella colonna sonora dei film “Il signore degli anelli: Le Due Torri” e “Il Signore degli anelli. Il ritorno del Re” entrambe composte da Howard Shore è possibile ascoltare il violino di Hardanger nel brano noto come “il tema di Rohan”; tuttavia, l’uso che se ne fa nel film non rispecchia la modalità tradizionale di suonare lo strumento caratterizzato dal “pizzicare” due corde contemporaneamente.

L’Hardangerfele è stato anche impiegato per realizzare il tema principale romantico nel film della Dreamworks “L’addestratore di Draghi” composto da John Powell e suonato da Dermot Crehan.

Il violino di Hardanger compare anche nella colonna sonora di “Fargo” (1996), composta da Carter Burwell. In questo caso, lo strumento viene suonato nel modo molto più vicino alla tradizione dal momento che il tema principale è un arrangiamento del canto popolare norvegese “Den Bortkomne Sauen – La pecora smarrita”.

Steven Van Zandt ha usato il violino di Hardanger per scrivere il tema della colonna sonora della serie TV “Lilyhammer”, mentre nel film di animazione giapponese “Racconti da Terra-Mare” è suonato da Rio Yamase.

Un esempio dell’uso del violino di Hardanger si può ascoltare anche nella sezione “Raccolta di canti natalizi norvegesi” o nel sottostante motivo tradizionale.

La ballata di Gjest Baardsen

Gjest Bårdsen.png

Gjest Bårdsen in ceppi

Gjest Bårdsen (nato il 13 aprile 1791, morto il 13 maggio 1849) era un noto furfante norvegese di Sogndal, ladro, ma anche scrittore e libraio; per taluni una sorta di Robin Hood, per altri un comune criminale. È particolarmente noto per i suoi numerosi scritti dal carcere. Altrettanto numerose sono le leggende, le storie, i miti e i racconti che circolano intorno al personaggio di Bårdsen, sui suoi viaggi e su tutto quello che ha fatto. Nel 1871 fu condannato all’ergastolo e detenuto nella Fortezza di Akershus a Oslo. Durante la prigionia scrisse la propria biografia (in tre volumi), dove si ritrae come un eroe romantico, un giustiziere e ladro gentiluomo. Fu graziato nel 1845. Il resto della sua vita lo trascorse vendendo libri. Durane l’epidemia di colera a Christiana (Oslo) nel 1833 fu contagiato, ma si salvò. Morì a Bergen nel 1849, a tutti noto come il “libraio”.

Sul suo aspetto fisico si riporta la descrizione fornita dai registri carcerari della Fortezza: «altezza: 161 cm, capelli scuri, occhi azzurri, carnagione bruna, corporatura tozza e tarchiata, viso marcato. Segni particolari: sull’avambraccio destro ha un tatuaggio di due cuori trafitti da due frecce, sul braccio sinistro, tatuaggio di una sirena. Una cicatrice sullo zigomo sinistro. Sulle spalle segni di bastonate.»

Gjest Baardsen era, dunque, egli stesso un autore di ballate e guadagnò molti soldi mentre era in carcere vendendo i suoi testi agli editori locali. Due delle sue ballate “Jeg beilet engang til en Pige saa skjøn – Ho incontrato una ragazza così bella” e ”Grusomme skjebne – Destino crudele” venivano ancora cantate alla fine del XIX secolo. Molti altri, invece, hanno scritto ballate sul “leggendario” Bårdsen, una delle più note è proprio “La ballata di Gjest Baardsen” che fu musicata da A.K. Nielsen ed è nota anche con il nome di “Fjellsangen – Il canto della montagna” o “Ola Nordmanns vals – il valzer di Ola Nordmann”. Il testo originario fu scritto da Holger Sinding e in seguito rivisitato da diversi autori che ne adattavano il testo al gusto locale, come per esempio una versione di Alfred Maurstad. Infine, nel 1939, il regista Tancred Ibsen diresse un film dal titolo Gjest Baardsen in cui il personaggio è riccamente romanzato.

Di seguito si riporta il testo originale di Sinding.
Gjest-snippet

Og kom vil I høre en vise om Gjest (Su venite ad ascoltare una ballata su Gjest)
Den er ikke laget af Lensmand og Prest (Non è scritta dal Podestà e dal prete)
Af Lensmand eller Prest (da podestà o preti)

Og kan I nu vanke og gaa, hvor I vil, (potete andare dove volete)
saa skal I nok høre, at Gjest er paa Spil (ne ascolterete sempre una nuova su Gjest)
at Gjest han er paa spil. (sempre una nuova su Gjest.)

For er der en Jente og to eller tre, (c’è anche una ragazza, o due o tre)

som gjerne vil danse og leike og le. (che volentieri desiderano danzare, giocare e ridere)
som leike vil og le (che vogliono giocare e ridere)

Saa kan I vel tænke, de leiker som bedst, (potete ben pensare che si divertono molto)
naar de kan faa leike og danse med Gjest. (quando possono scherzare e danzare con Gjest)
og danse faar med Gjest. (danzare con Gjest)

Og vil du ha Stev, som har vasket sig Gut, (Se vuoi un lavoretto ben fatto)
saa blir nok Gjest som lyt stevja tilslut. (allora è da Gjest che devi rivolgerti di fatto)
som lyt stevja tilslut. (devi rivolgerti di fatto)

Og ønsker, o Pige, din Elskov en Gang, (e se desideri, o fanciulla, trovar marito)
hos Gjest faar du en, som kan stille din Trang, (da Gjest puoi trovarne uno a te gradito)
som stille kan din Trang. (a te gradito).

Men har du din Sorrig for Klæder og Sko, (Ma se hai bisogno di abiti e calzature),
og sulter dit Barn i dit fattige Bo, (e se il tuo bambino muore di fame nella tua povera dimora)
dit Barn i dit Bo. (tuo figlio nella tua povera dimora)

Du gange til Gjest med din Kummer og Nød, (Rivolgiti a Gjest con le tue richieste e bisogni)
han deler med dig og dit Barn sit Brød, (con te certo dividerà il suo pane e con i tuoi figli)
han dele vil sit Brød. (dividerà il suo pane).

Men Gjerrigmands Stabur med Mat og med Mynt, (Ma il maniero dell’avaro padrone pieno di cibo e denaro)
naar Gjest har besøgt det, er Forraadet tyndt, (da Gjest è stato visitato, e il bottino di scorte è stato caro)
er Forraadet lidt tyndt. (il bottino è caro).

Og er det en Flaaer, han gjør dit Besøg, (E se ricevi la visita di uno strozzino)
der hakker de Fattiges Bryst som en Høg, (che strappa dal seno del povero ogni quattrino)
der hakker som en Høg. (che strappa ogni quattrino).

Hva heller en Lensmand, en Prest og en Fud, (e che dire del Podestà, del Prete e del Padrone)
som driver de Skatter saa haardelig ud, (che gestiscono con austerità un tesorone)
de Skatter driver ud. (che gestiscono un tesorone).

Og har de fust da bragt de Blodpenge hjem, (e se scoprono che gli vien sottratto loro un sol soldo maledetto)
da piskes de selv af en Svøbe saa slem, (essi stessi son disposti a fustigarti con scudiscio e scudetto)
de selv af Svøbe slem. (con scudiscio e scudetto).

Thi Gjest, naar han da gjør dem alle Besøg, (E allora ecco Gjest, che fa una visita a tutti loro)
da svinder fra Kisten de Penger som Røg, (e dalle casse fa svanire come fumo denaro e oro)
de Penger som en Røg. (fa svanire denaro e oro).

Da lyder der Strigen af Stræt og af Harm, (e allora si sente un gran baccano)
da løfter den Lensmand sin truende Arm, (e il Podestà minaccioso solleva il braccio)
da løfter han sin Arm. (minaccioso solleva il braccio)

Da kaldes til Baaden, da samles til Jagt, (e si invoca la Giustizia, si mettono alla caccia tutti)
at fange Gjest Baardsen med List eller Magt, (per catturare Gjest Baarden con le buone o con le brutte)
at fange han med Magt. (con le buone o con le brutte)

Men Lensmand gjør Regning ei op uden Vært, (Ma il Podestà fa i conti senza l‘oste)
du fanger nok Gjest, kanst du fange en….hm! (se riesci a catturare Gjest, allora hai catturato un …hm!)
Kanst fange du en – F-t! (allora hai catturato un Figlio di P…!)

Og skulde du være saa heldig en Gris, (e se sei proprio un Porco fortunato, per inciso,)
hvor lenge var Adam udi Paradis, (come Adamo fuori dal Paradiso)
var han i Paradis. (fuori dal Paradiso)

Thi sætte du Gjest udi Jern og Bolt, (allora Gjest in ceppi e catene metterai)
hvor fant du de Laaser og Mure som holdt, (ma dimmi i lucchetti e le mura per trattenerlo dove li troverai)
og Mure som ham holdt. (dove li troverai)?

Ak, bedst som du havde ham sikker og tryg, (Ah, tutto il meglio che hai per poterlo imprigionare)
tro, skabte han sig til Maur eller Myg, (credimi non serve, come formica o zanzara si fa per scappare)
sig skabte til en Myg. (come formica diventa per scappare)

Hvad heller han snudde sin smidige Krop, (Cosa fai allora quando con il suo agile corpo si contorce)
og for gjennem Piben som Ildmørje op, (e svanisce come fiamma di torcia)
for gjennem Piben op? (come fiamma di torcia)?

Ja, tænk hvad I vil og tro, hvad I kan, (Ebbene, pensate quel che volete, credete quel che potete)
og skjæld ham for ”Tju” og en Helvedes-Brand (invocate per lui le fiamme dell’inferno e chiamatelo pure delinquente)
og skjæld ham for en Brand (chiamatelo delinquente)

Det Lov skal han ha, og det Ord skal han faa, (Avrà la sua condanna, e giustizia sarà fatta)
Han tugted de Store og Hæned de Smaa, (i grandi ha umiliati e i poveri ha osannato)
han hævned de Smaa (i poveri ha osannato)

Men selv er han sorfulgd i Hjerte og Sind, (Anche lui ha patito col cuore e con la mente)
skjønt Læben kan smile, og rød er hans Kind, (sebbene la vita gli sorride e rosea è la guancia)
og rød faa er hans Kind! (rosea è la guancia!)

Og dette er visen, som ude er nu, (E questa è la ballata che ora si sa),
og hvo den har laget, det vet ikke du! (e dove è stata scritta, questo non si sa)
Du, du Hei, du faldera! (trallallero, trallallala!)
Men Gjest, han ved det du! (Ma di Gjest ora tu sai!).

Traduzione di © Annalisa Maurantonio.

KRÅKEVISA – La ballata del corvo

KRÅKEVISA – La ballata del corvo

Kråkevisa –  La ballata del corvo – anche nota come Mannen/bonden og kråka (L’uomo/il contadino e la cornacchia) o Mannen han gjekk seg i vedaskog (L’uomo che andò nel bosco) – appartiene alla categoria di ballate classificate come “divertissement”, sebbene non manchino elementi mistico-sovrannaturali. È tra le più antiche ballate norvegesi risalenti al Medioevo e la sua zona di origine è la regione dell’Hardanger. Ma si tratta anche della ballata più nota e cantata tuttora dai bambini in Norvegia. Vi sono diverse versioni con melodie applicate diverse. In antichità veniva cantata da un duo di persone che si sfidavano a duello nell’arricchire la ballata sempre di strofe nuove: perdeva chi dimenticava il testo o non aveva idee su come proseguire la storia. Sono state rinvenute anche versioni in danese, svedese e nelle isole Faer Øer. Anche se le origini della ballata sono medievali, oggi è principalmente una canzone per bambini, considerata la struttura e il ritornello molto semplici. La melodia è molto gradevole e facile da cantare, spesso i genitori la utilizzano anche come ninna nanna che si tramanda così di generazione in generazione e continuerà così oggi e nel futuro.

Numerose anche le versioni cantate da musicisti norvegesi contemporanei, tra cui la più famosa – e fedele all’originale medievale – è stata incisa anche da Morten Harket, icona della musica pop norvegese (da solista e come cantante del gruppo dei “record”, A-ha).

Kråkevisa (Mannen og kråka) – La ballata del corvo

 

Og mannen han gjekk seg i vedaskog. 
Heifara, i vedaskog!
Då satt det ei kråke i lunden og gol.
Hei fara! Falturilturaltura!
Og mannen han tenkte med sjølve seg,
heifara, med sjølve seg:
Skal tru om den kråka vil drepa meg?
Hei fara! Falturilturaltura!”Å no har eg aldri høyrt større skam!
Heifara, høyrt større skam!
Har du høyrt at ei kråke kan drepa en mann?”
Hei fara! Falturilturaltura!

Og mannen han spente sin boge for kne.
Heifara, sin boge for kne.
Så skaut han den kråka så ho datt ned.
Hei fara! Falturilturaltura!

Av skinnet så gjorde han tolv par skor.
Heifara, han tolv par skor.
Det beste paret det gav han til mor.
Hei fara! Falturilturaltura!

Av tarmane gjorde han tolv par reip.
Heifara, han tolv par reip.
Og klørne han brukte’n til møkkagreip.
Hei fara! Falturilturaltura!

Og nebbet han brukte til kyrkjebåt,
Heifara, til kyrkjebåt,
så dei kunne seila både frå og åt.
Hei fara! Falturilturaltura!

Av augo så gjorde han stoveglas.
Heifara, han stoveglas.
Og nakken han sette på kyrkja til stas.
Hei fara! Falturilturaltura!

Og den som ‘kje kråka kan nytta så,
heifara, kan nytta så,
han var ikkje verd’e ei kråke å få.

Hei fara! Falturilturaltura!

E un uomo andò nei boschi 
Trallallero, nei boschi, lallero!
Lì c’era un corvo che gracchiava tra i rami
Trallallà, Falturilturaltura!

 

E l’uomo pensò tra sé e sé
Trallallero, tra sé e sé, lallero!
Il corvo vorrà forse uccidermi?
Trallallero, Fal turil tural tura!

 

«Oh ma che stupidaggine è mai questa,
trallallero, una tal stupidaggine!
Mai sentito di un corvo che uccide un uomo?
Trallallero, Fal turil tural tura!»

 

E l’uomo tese l’arco tra le ginocchia
Trallallero, tra le ginocchia, lallero lallà
Così scoccò un dardo mortale per il corvo.
Trallallero, Fal turil tural tura!

 

Dalla pelle ricavò dodici paia di scarpe
Trallellero, dodici paia di scarpe, lallero lallà
Il paio migliore alla madre lo donò.
Trallalero, Fal turil tural tura!

 

Dalle interiora ricavò dodici paia di corde
Trallallero, dodici paia di corde, lallero lallà.
E degli artigli ne fece un forcone
Trallalero, Fal turil tural tura!

 

E dal becco ricavò una canoa,
trallallero, una canoa lallero lallà
per traghettar la gente su e giù.
Trallalero, Fal turil tural tura!

 

Degli occhi ne fece un lampadario.
Trallalero un lampadario, lallero lallà
E con il collo decorò la chiesa
Trallalero, Fal turil tural tura

 

Colui che non sa cosa farsene di un corvo
Trallallero, cosa farsene, lallero lallà
Non merita di catturare un corvo.
Trallalero, Fal turil tural tura!

 

Una versione più estesa della stessa ballata, aggiunge delle strofe (in grassetto) – come da tradizione. Questa, infatti, è una di quelle ballate potenzialmente “infinite”, come l’italiana “Alla Fiera dell’est” di Angelo Branduardi.

Og mannen han gjekk seg i veda skog, / Un uomo andò nel bosco a far la legna
REF: hei fara i veda skog. / Rit: hey,farah, a fal la legna (da alternare a ogni verso)

Då sat der ei kråka i lunden og gol. / Allora vide una cornacchia gracchiar tra i rami
Hei fara. Faltu riltu raltura. / Rit: Hey, farah! Faltu, riltu, raltura

Mannen han tenkte med sjølve seg; / L’uomo pensò tra sé e sé
Skal tru no den kråka vil drepa meg? / Forse la cornacchia intende uccidermi?

Og mannen han snudde om hesten sin / e l’uomo fece voltare il cavallo
så køyrde han heim att til garden igjen. / e a casa se ne tornò

Å høyr, du min mann, kva eg spøre deg: / «Ascolta dunque marito mio cosa ti chiedo;»
“Kvar vart det av veden du køyrde til meg?” / Dov’è la legna che dovevi portare?»

“Eg køyrde no slett ingen ved til deg, / «Non ti ho portato alcuna legna
for kråka ho svor ho sku drepa meg.” / perché una cornacchia ha giurato di volermi uccidere »

“Å no har eg aldri høyrt større skam! / «Oh ma che stupidaggine è mai questa!
Har du høyrt at ei kråke har drepe ein mann?” / Hai mai sentito di una cornacchia che uccide un uomo?»

Men kråka kom etter på taket og gol, / ma la cornacchia lo inseguì e sul tetto a gracchiare si appollaiò
og mannen hen opp gjennom ljoren for. / è l’uomo salì attraverso la canna del camino

Og mannen han spente sin boge for kne, / E l’uomo tese l’arco tra le ginocchia

så skaut han den kråka, så ho datt ned. /e scoccò un dardo mortale alla cornacchia

Så spente han føre dei folane ti; / e poi la fece trascinare dai suoi dieci giovani stalloni

men kråka ho sprengde alle di./ ma la cornacchia li sfinì tutti

Så spente han føre dei folane tolv, / e allora la fece trasportare dai suoi migliori dodici stalloni
så køyrde han kråka på låvegolv. / e portò la cornacchia sul tavolo del macello 

Så flådde han kråka og lema ho sund,/ Poi scuoiò e spellò la cornacchia e la fece a pezzi
ho vog innpå seksten og tjue pund. / pesava quasi 26 libbre

Av skinnet så gjorde han tolv par skor, / dalla pelle ricavò dodici paia di scarpe
det beste paret det gav han til mor. / Il paio migliore alla madre lo donò

Og kjøtet han salta i tunner og fat, / salò la carne e nei barili di grasso la conservò

og tunga han hadde til julemat. / mentre la lingua la tenne come prelibatezza per il pranzo di natale

Av tarmane gjorde han tolv par reip, / dagli intestini ricavò dodici paia di corde
og klørne han brukte til møka-greip. / e degli artigli ne fece un forcone da stalla

Og nebben han brukte til kyrkje-båt, / e il becco lo usò come canoa
som folk kunne sigla på frå og åt. / per traghettar la gente su e giù

Og munnen han brukte te mala korn, / e la bocca la usò per setacciar il grano
og øyro han gjorde til tutar-horn. / e dalle orecchie delle trombe ricavò

Av augo så gjorde han stoveglas / e dagli occhi fece un lampadario per il salone
og nakken han sette på kyrkja til stas./ e del collo ne fece un decoro per la chiesa

MORALE:

Og den som kje kråka han nytta så, / colui che non sa cosa farsene di una cornacchia così
hei fara han nytta så / Hey, fara, cosa farsene
han er ikkje verd ei kråka å få. / Non merita una simil cornacchia
Hei fara. Faltu riltu raltura. / Hey, farah, Faltu,riltu, raltura…

 

Traduzione © Annalisa Maurantonio

 

«DEILIG ER JORDEN»

«DEILIG ER JORDEN» – Una ballata per tempi irrequieti[1]

«Deilig er jorden – Meravigliosa è la terra» fu scritta mentre migliaia di danesi e alcuni soldati volontari norvegesi cadevano in battaglia. Il canto è oggi utilizzato a Natale o durante le celebrazioni funebri, ma si tratta soprattutto di un inno alla pace.

«Deilig er jorden» è considerato il più noto e diffuso salmo del nord Europa. La melodia è tratta da una ballata popolare, il testo invece è scritto dallo scrittore danese B. S. Ingemann (1789-1862), ed è – tra le altre cose – stata tradotta in norvegese, neo-norvegese (nyorsk), sami, svedese e finlandese. Sono pochissimi gli scandinavi che trascorrono il mese di dicembre senza aver mai ascoltato o intonato questo canto, anche perché riguarda quasi indistintamente il senso della vita, anche da quando nel 2012 ne è stata pubblicata una versione priva della prospettiva divina – quindi laica – edita dalla Humanist Forlag.

Possiamo legittimamente concludere che «Deilig er jorden» è il canto di natale per eccellenza in Scandinavia, in un’area linguistica in cui – contrariamente al tedesco, per esempio, o al francese e all’inglese – ha mantenuto per la solennità del “natale”, un sostantivo di origine pre-cristiana, derivante dal norreno “Jul” o “Jol”? No, non possiamo dirlo. Quello status di canto natalizio per eccellenza spetta a un altro brano tedesco che lo stesso Ingemann tradusse contemporaneamente a «Deilig er jorden», vale a dire «Stille Nacht», nota in Scandinavia come «Glade jul – Felice Natale»[2].

«Deilig er jorden» non è principalmente un canto natalizio. Cos’è dunque? A voler essere pedanti: innanzitutto, il primo verso di «Deilig er jorden» è tratto da un inno che si chiamava – e si chiama – «Pilegrimssang – Inno del Pellegrino». La coincidenza del primo verso con il titolo stesso della ballata è una consuetudine poetica che si è fatta strada anche nei brani musicali.

Non è nato dunque come canto natalizio, né nella versione originale tedesca né nel testo danese di Ingemann. «Pilegrimssang» fu inizialmente utilizzato come canto funebre e fu, a onor del vero, eseguito già durante il funerale dello stesso autore. Ma nelle intenzioni dell’autore fu scritto come inno di pace.

Nel 1850, Ingemann tradusse in danese alcune ballate tedesche, tra cui indubbiamente anche il canto natalizio per eccellenza, non solo in Scandinavia, ma in tutto il mondo e che si chiama «Stille Nacht, heilige Nacht», un testo che è entrato nell’elenco del patrimonio dell’umanità UNESCO e che è stato tradotto in quasi 150 lingue. Ingemann è rimasto abbastanza fedele al testo originale tedesco, ma si è preso delle libertà.

I romanzi storici ambientati nell’epoca vichinga che Ingemann aveva pubblicato con grande successo un paio di decenni prima, avevano ispirato i giovani Ibsen e Bjørnson e contribuirono al risveglio del romanticismo nazionalista che spopolava nella Norvegia e nella Danimarca del periodo in cui stava traducendo «Glade jul – Felice Natale» e «Deilig er jorden», così Ingemann introdusse il nome pagano per la solennità natalizia nella sua traduzione: «stille natt, hellige natt – notte serena, notte santa» divenne «glade jul, hellige jul – felice natale, santo natale», che ha suscitato una fede più vera e più profonda verso le origini primitive, contro la meno diffusa traduzione letterale norvegese di Erik Hillestad, «Stille natt, hellige natt» (1991).

Con «Deilig er jorden», Ingemann fu molto meno fedele rispetto al testo originale tedesco il cui titolo era «Schönster Herr JesuDolcissimo Gesù», al punto che si può definire a mala pena una traduzione. Non solo i primi quattro versi della versione tedesca, divennero tre in quella danese, ma ciò che originariamente era un inno sacro a Gesù, fu riconvertito da Ingemann in un canto sul passaggio terreno degli uomini in questa vita. Si è lasciato indubbiamente influenzare anche dalla melodia, ma sebbene abbia mantenuto un’interpretazione letterale del termine «schönster» – che si può ben tradurre con «skjønn – bello» o «deilig – grazioso, delizioso», – perché allora «Herr Jesu – Signore Gesù» è diventato «jorden – terra»?

Forse Perché Ingemann con la sua versione danese voleva scrivere un inno di pace.

La Danimarca era in guerra quando lui scrisse nel 1850 «Pilegrimssang». La guerra tra le forze prussiane e danesi era entrata nel suo terzo anno. Dalla Norvegia e dalla Svezia giunsero 400 soldati volontari per schierarsi a fianco della Danimarca. Le perdite in termini di vite umane furono enormi. In particolar modo, Ingemann fu scosso dalle notizie giunte dal fronte di Isted Hede dove più di cinque mila persone morirono nella più grande battaglia della storia danese, la più grande battaglia che fu condotta su territorio nordico prima della guerra d’inverno tra Finlandia e Unione Sovietica novanta anni più tardi.

Su questo sfondo sanguinoso potrebbe sembrare ancor più strano che l’autore abbia cambiato il verso iniziale da Dolcissimo Gesù a Meravigliosa è la terra.

Ma così è la Poesia. Un mondo sconvolto e distrutto dalle guerre, può essere rimpianto oppure evocato come una terra resuscitata, rinnovata e restaurata. Nella seconda strofa, l’autore alza lo sguardo verso il futuro, verso i nostri tempi. Ricordo ancora le vertigini che provai da adolescente quando mi imbattei nell’antologia sci-fi (fantascientifica) Bing e Bringsværd con il titolo preso in prestito proprio da Ingemann: «Tider skal komme – Arriveranno i tempi».

Nella terza strofa, Ingemann declina il vangelo della natalità. È importante in un inno per la pace impregnato di guerra. In fondo, anche il messaggio centrale del Natale è un messaggio di pace e anche in quel contesto sullo sfondo c’è la guerra: il censimento sotto l’imperatore Augusto che è all’inizio del racconto evangelico, era considerato nelle fonti apocrife dei vangeli come l’inizio delle rivolte che sfociarono nelle brutali guerre tra Romani ed Ebrei. Ed ebbero luogo proprio nel periodo in cui i Vangeli furono scritti.

«Deilig er jorden –  Meravigliosa è la terra» è proprio un inno per i tempi irrequieti.

HÅVARD REM
(Pubblicato nella rubrica «Tekst og musikk – Testo e musica» di «Magasinet Bok», dicembre 2015)

 

Deilig er jorden, / Meravigliosa è la terra
prektig er Guds himmel,/ Magnifico è il cielo di Dio,
skjønn er sjelenes pilgrimsgang.
/ bello è il cammino dell’anima del pellegrino.
Gjennom de fagre
/ Attraverso i bellissimi
riker på jorden
/ regni della terra

går vi til paradis med sang. / Andiamo cantando verso il Paradiso.

Tider skal komme, / Arriveranno i tempi,

tider skal henrulle, / romberanno i tempi,
slekt skal følge slekters gang.
/ di generazione in generazione
Aldri forstummer
/ mai si ammutolirà
tonen fra himlen
/ la melodia celeste
i sjelens glade pilgrimssang.
/ nel lieto canto dell’anima peregrinante.

Englene sang den, / Gli angeli lo cantarono per primi
først for markens hyrder;
/ ai pastori nei campi;
skjønt fra sjel til sjel det lød.
/ risuonò divino di anima in anima:
Fred over jorden,
/ Sia pace sulla terra
menneske fryd deg. /
Agli uomini di buona volontà.
Oss er en evig Frelser født
/ Rallegratevi, tra noi è nato il Salvatore.

Traduzione © Annalisa Maurantonio.

Ed una versione più “popolare” cantata come sigla di una trasmissione televisiva da Morten Harket

[1] Riporto la traduzione di un articolo a firma di Håvard Rem che spiega la nascita del brano “Deilig er jorden”. Pubblicato nella rubrica «Tekst og musikk – Testo e musica» di «Magasinet Bok», dicembre 2015

[2] E in Italia come “Astro del Ciel” [n.d.t.]

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 24.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 9 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

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